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L’azione deve essere collettiva e determinata, dicono le cancellerie più importanti del mondo dopo aver saputo del test nucleare della Corea del nord. Barack Obama ha condannato l’esperimento, una sfida “diretta e sconsiderata” agli sforzi di pace: “Gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono chiamati a reagire”.
26 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 20:57 | 23 AGO 20
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L’azione deve essere collettiva e determinata, dicono le cancellerie più importanti del mondo dopo aver saputo del test nucleare della Corea del nord. L’ultima volta – il lancio del missile che sorvolò il Giappone e volò per circa un minuto, la prova di forza più potente mai data dal regime, il 5 aprile scorso – era finita con una dichiarazione di “grande preoccupazione” da parte delle Nazioni Unite, ma oggi tutti giurano che la situazione è diversa, che questo è un test nucleare, che è tremata la terra e che i sismografi della Corea del sud e dell’America hanno rilevato subito il test: è una provocazione che non può restare impunita.
Barack Obama ha condannato l’esperimento, una sfida “diretta e sconsiderata” agli sforzi di pace: “Gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono chiamati a reagire”. Si è riunito d’urgenza il Consiglio di sicurezza dell’Onu, su sollecitazione del Giappone, target fin troppo facile della “belligeranza in crescita della Corea del nord”, come l’ha definita l’ammiraglio Mike Mullen. La Cina – dove ieri è arrivata la speaker della Camera americana, Nancy Pelosi, assieme al senatore John Kerry – ha dichiarato di essere “risolutamente contraria al test”, ed è un segnale incoraggiante, dal momento che il partner commerciale più importante (e il membro del Consiglio di sicurezza più riottoso) di Pyongyang è proprio Pechino. La Russia ha ricordato che il test nucleare non soltanto viola una risoluzione già approvata dall’Onu, ma “mette in pericolo la sicurezza e la stabilità della regione”. I paesi europei hanno sottolineato la necessità di un’azione comune per evitare altri test.
Dopo il lancio del 5 aprile, era stata predisposta una lista di aziende da sottoporre a sanzioni: le misure economiche avrebbero dovuto essere approvate immediatamente, ma poi Pechino e Mosca si opposero e così la lista è rimasta in qualche stanza del Palazzo di vetro. Ora, stando alle prime dichiarazioni, dovrebbe essere riesumata e, in parte, applicata. Il segnale sarebbe positivo, soprattutto nel momento in cui l’Iran rifiuta l’offerta occidentale del 5+1 sul programma nucleare (il “freeze to freeze”, congelare le sanzioni vs congelare il programma) e dice: trattiamo soltanto con l’Agenzia atomica, i cui ispettori intanto non possono entrare nel paese. Dopo aver dettato le condizioni del dialogo, Mahmoud Ahmadinejad, sempre più in odore di rielezione, ha detto che un incontro con Obama si può fare. (nell'immagine, un poster della propaganda antiamericana della Corea del Nord di questi anni)